{"version":"1.0","provider_name":"Never a weekend home","provider_url":"https:\/\/neveraweekendhome.com\/it\/","author_name":"Luca Bergamini","author_url":"https:\/\/neveraweekendhome.com\/it\/author\/luca\/","title":"Il Bastione Giallo - Never a weekend home","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"4J8JwbsHGw\"><a href=\"https:\/\/neveraweekendhome.com\/it\/2019\/08\/24\/il-bastione-giallo\/\">Il Bastione Giallo<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/neveraweekendhome.com\/it\/2019\/08\/24\/il-bastione-giallo\/embed\/#?secret=4J8JwbsHGw\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Il Bastione Giallo&#8221; &#8212; Never a weekend home\" data-secret=\"4J8JwbsHGw\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script type=\"text\/javascript\">\n\/* <![CDATA[ *\/\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=https:\/\/neveraweekendhome.com\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n\/* ]]> *\/\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/neveraweekendhome.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/sarajevo-feat.jpg","thumbnail_width":1230,"thumbnail_height":680,"description":"\u201cAd esempio, se fossi al mercato, borseggerei qualcun altro, non te! Tutti sanno che agli Italiani non piacciono le regole e sono sospettosi, quindi sceglierei qualcun altro!\u201d disse il nostro anfitrione. \u201cPrendi gli Svedesi, per esempio! Sono cos\u00ec ingenui che gli fai un favore a derubarli! Ah ah ah ah ah!\u201d Worried Laughter GIF from Worried GIFs L&#8217; ingresso in Bosnia Erzegovina Il nostro primo giorno a Sarajevo non \u00e8 iniziato male: per la prima volta da chiss\u00e0 quanto, il nostro aereo \u00e8 decollato intorno alle 10 del mattino, che \u00e8 ben 4 ore pi\u00f9 tardi del solito.\u00a0Dormire \u00e8 importante quanto l\u2019ossigeno e il WiFi, perci\u00f2 quando abbiamo fatto finta di svegliarci e abbiamo preso l\u2019autobus verso l\u2019aeroporto alle prime luci dell\u2019alba, invece che nel cuore della notte come d\u2019 abitudine, era ovvio che si trattava di un meraviglioso inizio di un viaggio assolutamente senza problemi in Bosnia Erzegovina, teatro della sanguinosa guerra civile dell\u2019 Ex Yugoslavia. Temiamo i tassisti tanto quanto la cartella delle tasse, e poich\u00e9 il nostro budget per il viaggio intorno al mondo sar\u00e0 piuttosto minimalista, abbiamo deciso di rendere il giro in Bosnia Erzegovina il pi\u00f9 economico possibile.\u00a0E quando la prima attrazione \u00e8 a pochi chilometri dall\u2019 aeroporto, che problema c\u2019\u00e8 a fare una piccola escursione, zaini sulla schiena? &nbsp; Circa un paio d\u2019ore dopo, a 40 e rotti gradi\u00a0 e un livello di umidit\u00e0 confortevole per un ippopotamo, siamo finalmente arrivati \u200b\u200bal Tunnel della Speranza. Situato nel villaggio di Butmir (un gruppo di case, due negozi di alimentari, un sacco di bar shisha), collegava Sarajevo con il resto dei territori liberi Bosniaci, mentre l\u2019esercito Serbo assediava la citt\u00e0.\u00a0\u00c9 stato scavato sotto l\u2019 aeroporto, all\u2019 epoca occupato dalla NATO, ed \u00e8 stato usato per trafficare cibo, aiuti e armi alla popolazione fino alla fine del conflitto. L\u2019altro capo del tunnel era situato da qualche parte nel villaggio di Dobrinja, che \u00e8 pi\u00f9 vicino alla citt\u00e0, da cui il nome in codice \u201cDB\u201d. Era anche l\u2019unica via d\u2019uscita per i civili, poich\u00e9 gli ordini per le forze alleate erano \u201cnessuno esce\u201d e per i Serbi circostanti \u201cnessuno sopravvive\u201d. \u00a0 Un giretto in citt\u00e1 Ormai le nostre bottiglie d\u2019acqua imploravano piet\u00e0, e con la paura che l\u2019arresto cardiaco fosse dietro l\u2019 angolo, abbiamo optato per una soluzione inaudita. Abbiamo raggiunto la \u201cvicina\u201d stazione del tram e abbiamo addirittura comprato un biglietto per il centro citt\u00e0 di Sarajevo. Dopo aver realizzato che la nostra fermata non sarebbe stata il centro commerciale \u201cCity Center\u201d ma il pi\u00fa \u201clocal friendly\u201d Ba\u0161\u010dar\u0161ija, abbiamo iniziato la nostra escursione verso quell\u2019oasi di salvezza che era il nostro Bed &amp; Breakfast. Con piacere e sorpresa per i nostri corpi prossimi al collasso, abbiamo scoperto che Sarajevo \u00e8 disposta su una serie di colline, trasformando una bella passeggiata verso il B&amp;B in un\u2019odissea biblica in compagnia di un sole spietato e dei nostri vecchi e affidabili zaini, progettati per prevenire qualunque forma di ventilazione sulle nostre schiene. Ma alla fine, contro ogni pronostico, siamo arrivati vivi al nostro B&amp;B. Una graziosa casetta, ovviamente su una collina, con un secondo piano trasformato in una sorta di piccolo hotel. Siamo stati accolti dal proprietario e invitati subito per una piccola chiacchierata a base di t\u00e8 e domande obbligatorie: chi siete, cosa portate, s\u00ed ma quanti siete, eh s\u00ec lavorare \u00e8 terribile e viaggiare \u00e8 fantastico, lascia che ti dica qualcosa su come borseggiare i turisti. Apparentemente, gli Italiani hanno una reputazione come persone astute e generalmente allergiche alle regole, e questo li rende un po&#8217; pi\u00f9 vigili rispetto ai cittadini pi\u00f9 rispettosi della legge. In particolare ai rispettosissimi Svedesi. La piccola Gerusalemme Dopo un rapido pisolino e un doppio controllo che i nostri oggetti di valore fossero al loro posto, eravamo finalmente pronti per un bel giro di esplorazione di Sarajevo. Pi\u00fa che un tour organizzato in modo meticoloso e professionale \u00e9 stata una caccia alla prima fonte di nutrimento possibile, bava alla bocca e ringhi ferali a farci da guida. Nel Vecchio Mercato abbiamo trovato immediatamente ci\u00f2 di cui avevamo fortemente bisogno: negozi su negozi di delizie dei Balcani, piccole meraviglie culinarie con quel giusto equlibrio di gusto e carboidrati che manda insieme al settimo cielo le papille gustative, l&#8217; anima e il colesterolo. Un&#8217; abboffata svergognata e un caff\u00e8 Bosniaco pi\u00f9 tardi ci siamo imbarcati in qualcosa di meno bestiale: una caccia al tesoro nel quartiere storico, in due parti. Sarajevo \u00e8 la dimora di una marea di edifici religiosi di ogni tipo: la citt\u00e0 \u00e9 costellata di minareti e in ogni strada si trova almeno una chiesa di questo o quell&#8217;orientamento cristiano, spesso di fianco a una sinagoga. Bosnia Erzegovina ha fatto parte dell&#8217;impero Ottomano per quattro secoli, da qui la grande percentuale odierna di credenti musulmani, e lo splendore delle moschee pi\u00fa antiche fornisce un&#8217; ottima ragione per un&#8217; esplorazione dettagliata della localit\u00e1. La seconda parte della nostra caccia al tesoro era pi\u00f9 &#8220;occhi per terra&#8221;, nel tentativo di trovare il maggior numero delle famigerate Rose di Sarajevo. Durante i quattro anni di conflitto, la citt\u00e0 \u00e8 stata massacrata da una pioggia quotidiana di proiettili di mortaio e altri esplosivi, lasciando un&#8217;ondata di distruzione per le strade tutt&#8217;ora ben visibile in molti punti. Alcune di queste rovine sono state per\u00f3 conservate come monumenti: oggi \u00e8 possibile vedere sul cemento alcuni segni rossi, che rappresentano il punto di atterraggio delle munizioni Serbe e un&#8217;idea di ci\u00f2 che \u00e8 successo al momento dell&#8217; esplosione. &nbsp; Dopo il crepuscolo Alla fine, dopo una lunga giornata di esplorazioni, caff\u00e9 Bosniaci e burek, abbiamo potuto iniziare a camminare in salita senza aver paura di trasformarci in una pozzanghera di sudore. Con il favore delle tenebre e una leggera brezza serale a coccolarci, ci siamo buttati verso l&#8217; ultima tappa della giornata. \u00a0 Il bastione fu costruito come punto di difesa contro gli Austro-Ungarici e fu soprannominato &#8220;Giallo&#8221; per via della pietra arenaria utilizzata per la costruzione.Dove un tempo erano piazzati cannoni e artiglieria, oggi la gente va a bere l&#8217; aperitivo e fare selfie con la vista della citt\u00e0 tutto intorno. La via pi\u00f9 diretta per raggiungere il bastione ci ha portato nei pressi di una casa derelitta e abitata dai pi\u00f9 teneri gattini randagi di sempre, e di un immenso cimitero islamico, con due o quattro colonne bianche per delimitare il perimetro di ogni luogo di sepoltura. Centinaia di colonne bianche, posizionate perfettamente una accanto all&#8217;altra sul lato della collina, come un piccolo esercito di immacolati soldati in miniatura.Dopo un po&#8217;, la nostra fatica \u00e8 stata molto ben ricompensata.In cima al bastione si possono vedere la citt\u00e0 nella valle e gli altri insediamenti sparsi sulla corona di gigantesche montagne che circondano Sarajevo, che tutti insieme formano una catena ininterrotta di piccole lucette multicolore, come uno sciame di bolle di sapone incollate al suolo. Nemmeno trent&#8217;anni fa, sarei stato in mezzo a una delle zone di morte pi\u00fa sanguinose al mondo, eppure in quel momento sembrava uno dei luoghi pi\u00f9 pacifici del globo. Era una prova vivente che ogni ferita pu\u00f2 essere curata e ogni rovina pu\u00f3 essere riparata, e con speranza e tenacia ogni difficolt\u00e0 pu\u00f2 essere, eventualmente, superata. Peccato che non ci fossero stelle cadenti, quella sera. Ma almeno c&#8217;era il Burek. Qualche profondissima riflessione e gattini randagi pi\u00fa tardi ci siamo incamminato verso il B&amp;B, e cos\u00ed fin\u00ed il nostro primo giorno in Bosnia Erzegovina.\u00a0Con tutti i nostri oggetti di valore sempre al loro posto."}