Una piccola premessa.

Le feste comandate hanno sempre esercitato su di me un fascino come l’ aglio ai vampiri: da una parte comportano una sorta di obbligo a scatenarsi stile troppo paxxerelli perké si vive 1 volta sola Karpa Diem ma soltanto in precise e predeterminate occasioni, dall’ altra suggerisce che serve una scusa specifica per andare fuori e fare baldoria. Tra queste esaltanti occasioni per dimenticarci dei malanni della nostra esistenza, come non citare il Capodanno: una caccia compulsiva all’ attivitá piú cool nei posti piú fighi con tre volte la quantitá di cadaveri ambulanti permessa dalla legge e con 30 euro minimo di ingresso, acqua zuccherata in omaggio.

 

Uscita non inclusa nel prezzo.

Secondo l’ antica scuola di pensiero della Sticazzikus, tre sembrano le alternative papabili a questa fiera dello schiacciasassi:

– Andare oltre questo Velo di Maya delle feste comandate e fare baldoria a ogni data occasione, e gestire Capodanni e simili con la stessa nonchalance di ogni altro giorno. In genere é l’ opzione meno preferita dal fegato, e dal portafogli.

– Prendere coscienza che domani sará un’ altro giorno tristissimo come un altro, quindi godersi una tranquilla e tristissima serata a casa con té caldo al limone e gocciole al cioccolato. Nel mio caso c’era anche il primo episodio di Mass Effect e la copertona di Snoopy perché faceva freddo.

 

Una interessante alternativa a Mass Effect.

– Sfruttare il potere della tristezza, giocare a dadi ( o alla roulette russa) con il Destino e buttarsi da qualche parte, possibilmente non sugli scogli.

A volte esce 1 e intanto ne sono usciti altri 3 di Mass Effect, ma un po’ di fortuna tocca a tutti prima o dopo.

 

 

Qualche Settembre fa c’é stato un momento in cui pure giocare a Mass Effect e le gocciole al cioccolato sembravano cose tristissime (scusa, Snoopy). Piccoli problemi di cuore, di universitá, di amicizie, di routine; ; le sirene giá cantavano il mio nome dagli scogli, a squarciagola.
E tuttavia, cotanta malinconia fu da preludio per un evento altrettanto apocalittico: un aggiornamento tecnologico (il mio primo smartphone <3) e il conseguente ingresso nel mondo delle App per trovare donne scandinave single nella tua zon eventi e stranieri potenzialmente interessanti.

 

Due sere dopo mi trovavo giá in scooter lungo l’ Aurelia (strada di perdizione, cinghiali e freddo polare che separa Viareggio da Pisa), con bottiglia di vino rosso in mano e  voglia di vincere. Destinazione: una piazzetta buia nel cuore di Pisa con dei tizi che fanno foto buffe, tra cui una tizia che tiene un cartello con su scritto “Stasera vado al Botellon, ma domani non me lo ricorderó, XD”. Nel peggiore dei casi, le gocciole e il té al limone erano giá pronti, a casa.

Dopo il consueto slalom fra la fauna del bosco e della strada,  cominció il cammino verso l’ oscuritá: movide di dimensioni mai viste, venditori ambulanti con marche di alcolici mai assaggiati, tizi vestiti da giullari che tiravano ortaggi ad altri tizi mezzi nudi (“Un amichevole rituale di ingresso nella confraternita”, mi hanno spiegato).
Eppure no, nella App l’ indirizzo era diverso, Babilonia non avrá il mio pregiato vino rosso, l’ oscuritá mi attende, gotta go fast.

 

Nel mio cervello.

Svoltato l’ angolo, l’ odore di birra del Carrefour si trasforma all’ istante in un misto di armi batteriologiche, mentre scopro mio malgrado che le stradine laterali a Piazza dei Cavalieri non vengono generalmente usate per il transito pedonale.
Ma ogni strada prima o poi finisce, e con essa la sua essenza Eau de Toilette: finalmente riesco a raggiungere la tanto agognata Piazza Santa Caterina, e due pizzicotti dopo sono sicuro di non essere preda di deliri allucinatori dovuti all’ arsenale biochimico di prima.
C’é peró un problema: non si vede una madonna, figuriamoci ragazze con cartelli e fiumi di alcool. Nessuno dei passanti mi sa dire dove si trova questo Botellon, e nessuno ha visto altri esseri umani nel raggio di un chilometro da lí.

Ma ormai é troppo tardi per tornare indietro. Sono passate le dieci, tra me e le gocciole ci sono l’ Aurelia e le bio-armi nascoste di Saddam Hussein, e comunque ho giá finito Mass Effect.

Nella realtá, piú o meno.

E poi, il dado fu tratto.

Prima ancora di finire la frase “Buonasera gentilissimi signori e signore, bel clima che abbiamo stasera, non è vero? Secco!” mi ritrovo travolto da una varietá di saluti in accenti che neppure da sbronzo avrei saputo decifrare e con un bicchiere di qualcosa in ciascuna mano. Ancora intontito dall’ orda di creature sbucate fuori dall’ oscuritá e dall’ inconfodibile aroma di Sangria, preparata con le migliori marche di vino selezionate dalla Lidl, riesco appena a biasciare un “ma…voi chi siete?”.

 

Quella tizia con il cartello non aveva torto. Secondo le cronache tramandate nei giorni seguenti, pare che sia entrato in modalitá gendarme e bombardato di domande ogni singolo partecipante su vita morte e miracoli su questo evento, sul perché e percome, e quest’associazione qua di cui fate parte che cos’è, per caso tirate ortaggi alla gente, eccetera. Uniche (ma frequenti) pause per parlare alla sangria e bere una misteriosa viaggiatrice tedesca. Con una di queste è nata poi una lunga relazione costellata di avventure incredibili, segreti incoffessabili e deliziosi abusi, mentre la tedesca svaní nelle stesse tenebre che l’avevano portata lí.

 

Nessun rimpianto.

 

Ma prima o poi il pozzo si esaurisce, e con la fine delle scorte di sangria fu decretato l’ esodo verso un’ oasi popolata di nobili mercanti del Bangladesh e dintorni, la stessa Babilonia attraversata subito prima dell’ ingresso nelle paludi di Mordor.

Con le luci dell’ alba si concluse l’ avventura delle App di eventi, assieme alla promessa di partecipare alle riunioni di questo gruppo e di vedere che cosa aveva da offrire, una volta chiarito che non ci sarebbero stati lanci di ortaggi o cibi di alcun genere.

Intanto, un gruppo di giullari tira oggetti contundenti intonando canzoni goliardiche.

E poi grilli, cinghiali e lucciole.

Niente tè al limone.

 

 

Un sacco di cose successero, da lí a poco. Trasferte ai confini della mondo, che a Viareggio equivale piú o meno al Friuli. Avventure last second ai confini dell’ universo, che secondo le carte stellari viareggine equivale grossomodo  alla Polonia. Un Capodanno ai confini della realtá, tra ostacoli e sorprese, imprevisti e scoperte, in un posto dove dicono, giustamente, non si possa possa dire il suo nome senza pronunciare “Love”, la Slovenia.
Almeno in quel linguaggio di derivazione lucchese in cui la lettera C non é quasi mai pronunciata, il famigerato viareggino.

 

[Continua]